Corro perché…

speed runner

Si è ufficialmente aperta la stagione delle maratone e delle gare podistiche in generale.
E sempre più gente corre. Se vi è capitato di partecipare a una di queste corse o semplicemente vi siete trovati a passare nei pressi di una gara, avrete avuto la sensazione che davvero tutti corrano. Se attraversate un parco per andare al lavoro, probabilmente vi sentirete a disagio, perché tutti corrono.
La corsa, sopratutto negli ultimi anni, sta davvero smuovendo anche i pantofolai più incalliti. E allora viene da chiedersi il perché di questo fenomeno.
Sicuramente sì, la corsa costa poco. Una scarpa e una maglietta (che per di più ti regalano a ogni tapasciata) e via a correre in qualsiasi parco, strada o bosco.
Certamente è un poco più gratificante del correre da fermi, come un criceto, sul tapis roulant di una palestra.
Correre ha poi una forte componente sociale, spuntano infatti come funghi gruppi di allenamento più o meno autogestiti, con conseguenti cene e aperitivi in compagnia.
Quindi sì, ci sono tutta una serie di vantaggi e di valide ragioni che spiegano il perché di tutto questo correre.
Ma la sensazione è che non siano sufficienti, che ci sia qualcosa di più, di più profondo e antico. Qualcosa che tira giù dal letto, che fa uscire anche se fuori piove e che impedisce di pensare più di tanto alla fatica che si proverà. Perché un conto è avere ben presente i benefici e gli aspetti positivi del correre, altra cosa è effettivamente trovare la motivazione per farlo, vincendo pigrizia, stanchezza e la tentazione di dire “lo faccio domani”.
Così una sera dopo il lavoro, mentre correvo (ebbene sì, sono anch’io parte del popolo che dovunque va mette in valigia le scarpette da corsa) ho fatto questa riflessione. In definitiva l’essere umano ha sempre corso. Niente di nuovo quindi. È fisicamente progettato per farlo. E i nostri antenati preistorici hanno fatto ampio uso della corsa. Correvano per scappare dal nemico o da un predatore, correvano per inseguire una preda o, più in generale, quella che sarebbe diventata la cena per la sera.
La corsa è sempre stata nostra. La corsa, da sempre, ha avuto a che fare con la sopravvivenza.
Metaforicamente, anche noi, oggi, corriamo quotidianamente per scappare da qualcosa o per inseguire qualcosa. A volte senza andare da nessuna parte.
Altrettanto metaforicamente possiamo dire che anche noi ricorriamo alla corsa per sopravvivere, non più alla fame e ai pericoli per la nostra incolumità, ma per sopravvivere a noi stessi.
Corriamo per poterci dire che abbiamo ancora la possibilità di sentirci liberi.
Corriamo per avere la scusa di non essere connessi in ogni istante.
Corriamo per ricordarci che anche la fatica è bella da provare e che qualche limite da superare ancora ce l’abbiamo.
Corriamo perché esserci davvero è meglio di un selfie per far vedere agli altri che c’eravamo.
Ecco, forse la corsa è questo.
Uno strumento che la gente della nostra epoca ha trovato per concedersi di rallentare.

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