CappelliniLanotte tutto di fila

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Sabato scorso ho avuto la fortuna di assistere alla danza libera dei Mondiali di pattinaggio su ghiaccio che si sono svolti qui a Milano.
Uno spettacolo unico. Ma ancor più unico è stato assistere a quella che, con tutta probabilità, è stata l’ultima gara di una coppia che ha fatto la storia del nostro pattinaggio: Anna Cappellini e Luca Lanotte.
Alla fine si sono classificati quarti e hanno sbriciolato il record italiano. Ma possiamo dire chi se ne frega? Superata la delusione per un podio sfumato (27 centesimi), delusione che era forse più nostra che loro, è subentrata la sensazione di grandezza di ciò che hanno saputo mettere sul ghiaccio.
Una prestazione da brividi. E chi era presente al Forum di Assago, ma anche chi ha seguito in tv, sa di cosa sto parlando. La sensazione è che siano scesi sul ghiaccio col solo desiderio di godersi quel momento, sulla pista di casa, ancora insieme dopo ben 13 anni di competizioni. Loro stessi hanno ammesso che per la prima volta non hanno pattinato per compiacere i giudici. E cosa succede? Succede che ottengono il loro miglior punteggio di sempre. Si sono dimenticati del risultato e dei voti che avrebbero ottenuto alla fine e questo ha lasciato il posto a una fluidità e una semplicità dei movimenti senza eguali. L’ansia ha lasciato il posto alla felicità di esserci, alla commozione per un’avventura che stava per finire e alla gratitudine reciproca. Anna, che ha iniziato a commuoversi molto prima che la musica terminasse, ha poi sussurrato a Luca “grazie per aver pattinato con me”. Forse si riferiva alla specifica esibizione o forse alla loro carriera in generale. Chissà. Sta di fatto che quel “grazie” l’abbiamo proprio visto tutti. Come se in quel momento non avessero voluto essere in altro posto al mondo. Non avevano paura di essere lì a giocarsi un posto sul podio, ma si sono vissuti il momento, consapevoli di non dover dimostrare niente a nessuno. Hanno pattinato per se stessi e per il loro pubblico. E questo li ha premiati sia in termini di applausi che di punteggio.
Se davvero lasceranno le competizioni, lasceranno un grosso vuoto. Ma anche un incredibile modello di come essere atleti. 13 anni di allenamenti quotidiani, di sacrifici, di competizioni, di delusioni, di successi, di medaglie. Mai una parola fuori posto, mai una reazione sopra le righe anche di fronte a risultati non proprio meritati, mai una crepa nella coppia (nonostante si può immaginare che qualche volta non siano stati d’accordo!) solo sodalizio e rispetto reciproco.
Che poi forse il loro segreto è stato quello di non essere solo una coppia del pattinaggio. Credo proprio abbiano creato una sorta di brand. Un loro stile personale, qualcosa di perfetto, tanto che CappelliniLanotte ormai lo diciamo tutto d’un fiato. Non distinguiamo più dove finisce uno e inizia l’altra. Qualcosa di unico insomma. Nel senso di tutt’uno. Nel senso di irripetibile.

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