Allenare la mente si può?

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Quante volte mi hanno fatto questa domanda! E la risposta è che non solo si può ma si deve! Potrebbe sembrare una risposta di parte, ma se leggiamo o ascoltiamo le parole dei più grandi sportivi, sono chiari nel sottolineare che la parte mentale è una componente fondamentale della prestazione sportiva.
Al giorno d’oggi la preparazione tecnica e atletica e la qualità delle attrezzature hanno raggiunto livelli pazzeschi. I programmi di allenamento migliori sono accessibili a tutti e non vengono riservati unicamente agli atleti d’élite. Quindi se tutti gli atleti, a parità di livello, si allenano allo stesso modo, hanno i medesimi allenatori e usufruiscono di analoghe strutture e attrezzature, perché qualcuno emerge mentre altri faticano a “esplodere”? La differenza la fa proprio la componente mentale. E con componente mentale intendiamo molti fattori: motivazione, capacità di gestire la pressione, concentrazione, resilienza..solo per citarne alcuni. Tutti questi fattori possono e, come dicevamo, devono essere allenati perché rappresentano l’elemento discriminante tra il buon atleta e il campione.
Troppo spesso, poi, si affronta il dato mentale in ottica di emergenza e non di prevenzione. In altre parole, ci si preoccupa dei vissuti e delle emozioni dell’atleta quando le cose vanno male, quando i risultati non arrivano o a seguito di una sconfitta.
Immaginiamo di preparare una maratona. Alleniamo le nostre gambe con sessioni progressive di corsa e facendoci seguire da un buon allenatore DOPO aver corso la gara oppure PRIMA? La risposta è ovvia. Perché allora non deve essere lo stesso con la componente mentale? Noi tutti siamo fatti di un corpo e di una mente che è in definitiva colei che governa il corpo. Perché alleniamo allo sfinimento ciò che è governato ma non ciò che governa? Ha un che di paradossale… Una risposta al perché nei contesti sportivi si tenda ad agire in questo modo proprio non ce l’ho. Posso però ipotizzare che allenare i muscoli venga inteso come un’attività molto concreta con parametri definiti, mentre allenare la mente può essere percepito come qualcosa di effimero e volatile, che si fa fatica ad afferrare (anche se così non è perché le tecniche del mental training sono tutto fuorché poco concrete!).
Inoltre, ciò che è mentale viene ancora erroneamente assimilato a qualcosa che non funziona e che quindi va curato, così come si va dall’ortopedico dopo una frattura a un arto. Ma la mente non è una frattura. La mente è semmai assimilabile all’arto che va tutelato con le dovute protezioni, con i massaggi e con il giusto programma di allenamento. Perché di questo stiamo parlando: di allenamento, non di cura. Sono due interventi molto diversi. Quando riusciremo a dare all’allenamento mentale una propria dignità e quando davvero lo intenderemo come un training da condurre in condizioni di normalità (e non di patologia) potremo aspirare a prestazioni migliori che tengano conto della totalità dell’atleta.

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